Improvvisamente appare una nuova visione del mondo
Nei secoli che vanno dal VII0 al V0 a.C. una profonda crisi altera il retaggio della Tradizione in Oriente come in Occidente. In Cina, in India, in Iran, vi e ancora la forza di reagire, la dottrina metafisica di Lao Tse, le riforme sociali di Confucio, il realismo trascendente del buddismo, gli insegnamenti religiosi di Zoroastro, contrastano nei vari domini dell'esistenza l'azione delle forze dissolutrici. Altrove le resistenze sembrano travolte. In Egitto la religione lunare e sacerdotale di Iside prende il posto della sacralita regale dei Faraoni, in Grecia il nudo, severo e geometrico stile dorico ed apollineo e alterato dall'empito dionisiaco, dalla fascinazione afroditica. Nel sensualizzarsi della vita, nel prevalere estetizzante delle involute e raffinate forme ioniche e corinzie, riemergono forze pre-elleniche, ritorna un naturalismo orgiastico, rivivono quelle divinita femminili e notturne dalla testa d'asino e di serpente gia vinte dagli Indo-Europei della stirpe sacra e guerriera degli Eraclidi, gia domate dal gesto di comando e dallo sguardo luminoso dell'Apollo Iperboreo. Con l'aprirsi alle dimensioni inferiori dell'esistenza, nella vertigine di una caduta, la mente dell'uomo genera tutti i fantasmi che lo corromperanno, tutte le illusioni e le falsificazioni che avranno nel mondo moderno con la sua volonta livellatrice il loro pieno sviluppo verso l'indifferenziato. Non piu la verita perenne del simbolo oltre lo spazio, la grandiosita dell'Epica, il "creare" impersonale del Mito che sovrasta il tempo, il diritto e la legge come imitazione dell'ordine divino del mondo; ma le fragili opere del letterato, l'individualismo effimero dell'artista, la stessa norma giuridica che dipende dalle contingenze, dalle opinioni, dalle mode. Non piu la Conoscenza dell'Universo attraverso i simboli viventi della Natura, ma il limite dell'indagine fisica, il vincolo oscuro delle leggi della materia. Non piu la Sapienza Apollinea Trascendente, la potenza del Rito sia giuridico che religioso, la certezza dell'intuizione simbolica e quindi metafisica ma lo speculare del razionalismo, le vane costruzioni della filosofia sofistica, a cui reagi solo il divino Platone, le prevaricazioni dell'umanesimo, gli sfaldamenti del sentimentalismo. Come una oscura alba l'ultima fase del Kali-Yuga (era della dissoluzione e decadenza nella tradizione indu) si abbatte sui giorni dell'uomo. La nascita di Roma in tale momento e un'ultima grande reazione giuridico-sapienziale, eminentemente spirituale. Luce improvvisa nel crepuscolo di civilta millenarie, Roma rappresenta una rinascenza adattata al mutare dei tempi e mediante l'azione guerriera di quella Tradizione Primordiale NordicoJperborea che fu patrimonio comune di tutte le civilta Indo-Europee d'Oriente e d'Occidente. L'essenza di Roma si dissolve qualora non si riconosca in questo retaggio la sua anima piu profonda, segreta, misteriosa, e non si veda la sua portata rivoluzionaria nei confronti delle preesistenti civilta. Contro le pretese di dominio degli Etruschi, delle colonie Greche e Fenicie, dei vari popoli Italici, contro le loro concezioni del Diritto, della Giustizia, dello Stato, della Religione, improvvisamente appare una nuova visione del mondo, irradiandosi con una forza che assimila e travolge ogni cosa, attualizzandosi nei secoli con tenace e dura volonta, in una tensione continua, in un dramma nel quale vicende e personaggi si elevano al valore di miti e di simboli della perenne lotta tra cosmos e caos, tra luce e tenebre. E questa vocazione a plasmare le forze caotiche ed irrazionali della vicenda umana nell'equilibrio e nell'armonia di un cosmos, che e la legge come natura ordinata dal diritto, rimarra l'asse immutabile di tutta la Storia Romana, dal primo solco tracciato da Romolo sul Palatino fino all'ultima difesa delle frontiere dell'Impero ai confini del mondo. Abbiamo accennato alla portata rivoluzionaria che la nascita di Roma rappresenta nei confronti delle altre civilta Italiche e del bacino del mediterraneo. Per comprendere cio e fondamentale partire dal nucleo centrale comune sia al Diritto che alla Religione dei Romani:l'idea di sacralita che si distingue dalle Religioni di altre culture e che puo riassumersi nella formula Sacer/Profanus=Publicus/Privatus, formula che ordina tutta la realta al modo romano che e giuridico-religioso, tenendo cosi il posto di una cosmogonia, secondo la nota enunciazione di Orazio: "publica privatis secernere, sacra profanis". Tale formula e potenza creativa, evoca una totalita che non preesiste alla formula ma ne e il prodotto. Cio vuol dire che prima della collocazione di ogni cosa nell'ambito del sacro e del profano e del pubblico e del privato, nulla esiste, c'e il caos, l'informale, il pre-cosmico, ne il cosmo cosi ordinato e immutabile. Immutabile resta solo la sacralita della formula, ma il cosmo e soggetto all'opera creatrice del rito, anzi non esiste prima di esso; ed ogni suo elemento puo essere collocato o trasferito nell'uno o nell'altro campo della formula sacra. In altre religioni il divenire storico e giuridico viene subordinato alla cosmologia, la storia, non realta, passa, il cosmo, realta, resta. A Roma accade il contrario, la storia resta ed il cosmo che si identifica con essa e ordinato dal rito giuridico-religioso. La "storia che resta" non e pero una successione di eventi profani, bensi la loro trasformazione in fatti sacri in quanto ordinati e collocati dal Populus Romanus - nella Pax Deorum - nei vari ambiti in cui si realizza l'ordine di Jupiter secondo la formula del sacer/profanus = publicus/privatus. La demitizzazione, fatto precipuamente romano, del tutto nuovo ed eccezionale, non e quindi una carenza, ma una tendenza culturale che gia permette di individuare Roma come unita culturale particolarissima ed unica tra le civilta del mondo antico. Il senso storico, religioso, giuridico e culturale di un'azione demitizzante va ricavato per antitesi dalla funzione del mito. Il mito presuppone una distinzione qualitativa del tempo, da una parte il mitico tempo delle origini, sacro, dall'altra il tempo storico, profano. La demitizzazione presuppone un tempo unico, nel quale, in ogni istante, possa calarsi la sacralita, altrimenti relegata alle origini. Il conferimento di sacralita alla storia, al diritto ed allo Stato, cioe alla Res Publica, e un elemento fondamentale della cultura romana, ed al collegio sacerdotale piu elevato, quello dei Pontefici, giuristi e giureconsulti, era devoluto, tra gli altri, il compito di sacralizzare il tempo che diviene cosi storia sacra del popolo romano e del suo diritto pubblico, tanto che res publica e res sacra! La creazione giuridica della realta ed il rapporto con la stessa, oltre che da una qualifica del tempo attraverso l'azione dei Pontefici, dipendeva in grandissima parte da una precisa ritualita. Non esistono religione e diritto senza rito, ma forse in nessuna cultura l'azione rituale e cosi pregnante e fondamentale come a Roma, tanto che la tradizione romana e giuridico-religiosa, come abbiamo gia sostenuto. Vogliamo ricordare che la radice della parola "rito" e la stessa di "rta" termine sanscrito che significa: ordine universale, l'idea cosmogonica della religione Vedica. Cio che intanto va evidenziato e che, tra le varie funzioni, con il rito il romano crea il magistrato, la legge, realizza per il singolo la possibilita di entrare nella storia, con il conferimento attraverso il rito di uno "jus"; ed e proprio la capacita di conferire "iura" a qualificare selettivamente il rito romano. Infatti, senza jura non si sta nella storia e quindi non si esiste. L'aspetto fondamentale consiste nel fatto che lo 'jus" creato attraverso il rito e sempre ed assolutamente un superamento di uno "jus" naturale, e quindi e il fas dello jus, cioe il dharman del rta, l'ordine del rito secondo il diritto degli dei. Lo ius naturale era chiamato "ius gentium", e con tale termine s'intendevano a Roma le gentes, le varie unita familiari, all'esterno le grandi unita etniche definite "nationes" e contraddistinte da un "nomen", tanto che "nomen" diventa sinonimo di "natio". Lo ius naturale e un "ius sanguinis", esso deriva unicamente dall'esser nato in una data famiglia o in una determinata nazione. Lo ius conferito dal rito, dove il significato autentico del primo combacia con quello del secondo, e invece un "ius civile", deriva dalla partecipazione alla "civitas" e testimonia il superamento dello ius naturale; il che in termini storici si realizza, rendendo prima all'interno "cives romani" i plebei, poi all'esterno le "nationes". La formula sacer/profanus = puhlicus/privatus, nasce pertanto dal superamento di una condizione nella quale al posto dello "ius civile" e dello "Stato" Romano, (che e la res publica la quale e in sostanza res populi) esistono le comunita ed etnie formanti le varie "Nationes" dei popoli italici. I singoli, detti privi, sono collegati per nascita ad un territorio che fa capo ad un tempio, detto "fanum", ed ognuna di queste unita politico-territoriale e sorretta religiosamente dal culto al proprio fanum. In tale situazione, ogni rapporto con il sacro si svolge nei limiti della distinzione tra cio che appartiene al singolo (pro-privo, propius) e cio che appartiene al fanum (pro-fano, profanus). Contro questo stato di cose si contrappone la "civitas", Roma, che assorbe e trasforma le comunita dei fana. La figura giuridica del "civis romanus" rompe la relazione che legava il singolo al fanum, viene cosi a cessare la contrapposizione propius/profanus. Il "civis" esiste ora in relazione alla "civitas", venendo cosi a formarsi una nuova contrapposizione, quella tra publicus (cio che appartiene al populus come totalita dei cives) e privatus; e quindi sacro = pubblico; profano = privato. Ed e la nascita della nozione stessa di diritto pubblico (che e solo occidentale: la cultura orientale la ignora) e che contiene, semanticamente, la congiunzione, tipicamente romana, dell'idea del sacro con quella della comunita. La rottura dei rapporti con il fanum comporta anche una rivoluzione religiosa oltre che giuridica e politica. Il termine profanus non indica piu "cio che e stato dedicato ad un Dio", ma ora indica "cio che e lontano dal sacro", e questo nuovo significato del termine profano si completa contrapponendosi ad una nuova sacralita, quella appunto di sacer in opposizione a profanus. Tale nuova sacralita non e piu quella naturalistica ed in fondo passiva dell'appartenenza ad un fanum, ma quella attiva del "voluto", secondo il principio fondamentale della spiritualita romana: il voluto e come dato. Tutto appartiene ora alla "civitas" ed e ora l'uomo, con la sua volonta, con il suo sacrificio, con il suo agire in conformita all'ordine divino, anzi realizzandolo, a rendere sacra la realta, in una sintesi creativa che ancora non conosce la frattura degli Stati moderni tra politica, religione e diritto. Abbiamo cosi inteso, con queste poche righe e riprendendo concetti gia altrove sviluppati, dare una visione d'insieme degli elementi essenziali che, a nostro avviso, qualificano cio che, come concezione spirituale della vita e del mondo, si deve intendere per Tradizione Romana. Essa cosi appare l'anima medesima, anche se purtroppo dormiente ed appesantita da un ottundimento ormai secolare, dell'uomo europeo, la sua unica via di salvezza dalla decadenza totale che lo travolge.
L'uomo, malgrado tutto, deve recuperare dentro di se la lucidita dell'intelletto, la forza dell'animo e la purezza del cuore che gli permettano di ritrovare quella via spirituale smarrita da troppo tempo nei labirinti delle suggestioni e delle falsificazioni di un mondo disumano e globalizzato. Tale ricerca, mai come oggi si rende assolutamente necessaria prima e al di la di qualunque impegno esterno. Il fatto e che il materialismo come schema rassicurante di spiegazione del mondo e scientificamente falso, divenendo unicamente la sostanza oscura e brutale del nostro essere posti "fuori" dall'unica Realta conoscibile e sperimentabile. Con l'isteria frenetica per la ricerca del successo e del piacere, con la potenza disanimata ed in fondo illusoria della scienza e della tecnica moderna, l'uomo ha costruito un mondo artificioso alterando irreparabilmente i ritmi della natura, scatenando forze che non riesce piu a controllare; tutto cio avendo necessariamente come controparte interiore il crescere dell'aridita, dell'angoscia, del vuoto, della banalita ed inutilita di un'esistenza priva di qualunque giustificazione profonda e riferimento superiore. Da cio, come reazione, un proliferare vorticoso di sette, centri, gruppi ed associazioni, ognuno con una sua proposta salvifica; dottrine orientali mal comprese adattate ai peggiori pregiudizi della cultura moderna, malsana curiosita per il subcosciente ed il paranormale, ritorno morboso di interesse per le varie forme di magia e di occultismo, proposte di un ritorno alla Natura nel segno di un panteismo promiscuo e ed irrazionale, dove la personalita si perde e si annulla nell'ambiguita di un "Infinito" non meglio specificato. Tutto il mondo variegato e tentacolare del neo-spiritualismo contemporaneo, dove si finge luce nelle tenebre, dove al di la delle diversita delle forme si riflette un identico clima di confusione, di stanchezza, di evasione, e dove, soprattutto, al di la delle intenzioni ed aspirazioni dei singoli, troppo spesso viene ad essere propiziata l'apertura alle forze infere e demoniache del subumano, fenomeno terribile e sinistro, che si riflette ormai anche in numerosi episodi di cronaca giudiziaria quotidiana. In tale situazione, affinche la ricerca di una via spirituale non diventi una sterile speranza o una pericolosa illusione, bisogna intanto comprendere che questa ricerca deve, per ogni uomo, come regola, iniziare dalla conoscenza della propria ed originaria Tradizione, e per noi, per l'uomo Occidentale ed Europeo, tale originaria Tradizione non puo essere che la Tradizione Romana, intesa non come vuota e retorica ripetizione di un passato che non puo rivivere, ma come adesione integrale, adattata ai tempi, a quei principi eterni di verita contenuti negli antichi simboli, che coniugano il sensibile e l'intelligibile: i due piani dell'essere unitario. Solo cosi il ritorno alla Romanita potra diventare una forza capace di agire sul nostro nucleo piu profondo, all'interno del nostro cuore, dando alla nostra vita un preciso orientamento. Lo ripetiamo, l'Europa, tutti i popoli europei, non hanno altra loro Tradizione giuridica, politica e religiosa all'infuori di quella Romana, da realizzare nell'armonia e nella totalita dei suoi sviluppi; nella sublimazione dell'ascesi dell'Azione e cioe nella sintesi spirituale superiore della concezione giuridico-religiosa dell'Imperium come ordinamento sovranazionale comprendente libere citta con le loro libere magistrature e della Pax Augusta. E vorremmo che fosse chiaro che il ritorno in tal senso alla Tradizione Romana significa evocare la totalita di un mondo dove il Vero, il Bello e la organica giustizia sociale si realizzano nei simboli della "Sancta Res Publica" e del "fascio" come punto di confluenza e di equilibrio armonico degli opposti nel superamento degli egoismi particolari; e che non si tratta di trasformare il mondo in un' assise di asceti e di guerrieri, ma semplicemente permettere a ciascuno lo sviluppo normale della propria natura, secondo il principio dell' "unicuique suum tribuere". Cio significa che devono essere il Diritto e l'Etica religiosa a governare politicamente l'economia e non il contrario come pretende la cultura materialistica dominante. Solo in tale guisa e realizzata la giustizia che e proporzione armonica e "musicale" dei diversi, abbracciati nella concordia e cio e il fine ultimo, la stessa ragione d'essere dell'Ordine Politico, degno ditale nome, proprio perche imitazione dell'Ordine dell'Universo. Nessun compromesso puo ormai salvare l'Europa se non il ritorno risoluto alla verita, e quindi a cio che e sacro e metafisico. Da secoli il centro del mondo e in Roma, intesa non come sede di un particolare potere politico o religioso, ne come megalopoli moderna, ne come capitale di un Impero che fu, da venerare errando tra rovine archeologiche come nell'ossario di un vasto cimitero, ma preciso punto focale di quella geografia sacra conosciuta dagli Antichi e completamente ignorata dai moderni. Luogo di forza assoluta, punto di incontro e di contatto tra Cielo e Terra, porta sacra attraverso la quale si manifestano luminose influenze spirituali; tale e per noi il segreto della perennita e dell' "aeternitas"di Roma. In Roma s'incentra cosi ogni inizio ed ogni fine, ed ogni tensione di rilievo, ovunque si svolga, e legata con vincoli sottili ed arcani al cuore del Lazio, e sacre valenze dei vari popoli e luoghi del mondo potranno ritornare ad agire sulla realta con il loro potere, solo se prima, in Roma, il fuoco dei nostri padri tornera a manifestare la sua luce. Giacche spesso ci troveremo ad usare il termine Tradizione, rimandando agli scritti di Maestri come Evola e Guenon per un necessario approfondimento, vogliamo qui sinteticamente ricordare che per Tradizione intendiamo quell'insieme di norme di carattere religioso, giuridico, etico e sociale, interessanti pertanto tutti i domini della vita, con le quali viene gerarchicamente stabilito e mantenuto l'effettivo contatto tra il divino e l'umano, permettendo cosi ad ogni uomo di realizzare, ciascuno secondo le proprie possibilita, l'unico vero ed altissimo scopo della vita: il ritorno al Divino, qui nel mondo, mediante l'esperienza simbolica e sacra dello stesso in tutte le sue manifestazioni, superando la fallace illusione della dualita. Secondo innumerevoli testimonianze addotte da vani testi sacri appartenenti a diverse culture, al di sopra di tutte le varie Tradizioni vi e stata la Tradizione Primordiale o Iperborea la cui sede corrisponde oggi alle regioni nordico-polari, nella quale l'adesione dell'uomo al principio divino era diretta immediata e risolutiva fino all'identificazione assoluta. Dalla Tradizione Primordiale Nordico-Iperborea, eccelsa sorgente purissima, sono derivate come grandi fiumi volti ad irrigare e fecondare le valli, le varie Tradizioni d'Oriente e d'Occidente, di quelle che si e convenuto definire civilta Indo-Europee, tutte collegate alla Tradizione Primordiale, cui devono l'ortodossia dei loro principi e l'efficacia dei loro metodi atti a ricongiungere l'uomo al principio divino.
